Tassa di soggiorno a Caorle e Bibione contro le spiagge “tax free”

Dopo Bolzano, la sfida del Friuli
«Turisti, qui spiagge tax free»
L’Alto Adige seduce aziende, un’altra regione speciale i villeggianti: via agli spot Albergatori veneti in rivolta contro la tassa di soggiorno: «Siamo circondati»

Alessio Antonini

spiaggia_bibione5Le tasse non danno mai tregua. E meno che meno durante le vacanze estive. Basti pensare che nei prossimi giorni, dopo Chioggia e il Cavallino, si aggiungeranno alla lunga fila di località balneari che adottano la tassa di soggiorno anche Bibione, Caorle e forse (ma è improbabile) Jesolo. E andando un po’ più a Nord? Niente di niente. Le spiagge del Friuli Venezia Giulia, la vicinissima Lignano e le poco più lontane Grado e Trieste, non faranno gravare nessuna imposta sui turisti che si apprestano a godere della tintarella adriatica in virtù dell’accordo stretto tra l’assessore al Turismo del Friuli Venezia Giulia, Federica Seganti, e le categorie. «E non solo — aggiunge l’assessore —adesso faremo sapere a tutti i turisti che la nostra regione è tax free per i visitatori». Una campagna pubblicitaria in piena regola che potrebbe avere conseguenze sul turismo veneto (tassato) e che arriva a meno di una settimana dalla lettera di invito alle imprese locali da parte dell’Alto Adige in cui si promettono meno tasse e più incentivi a chi valica il confine.

«C’è poco da dire — sbotta il presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli—siamo circondati da Regioni che godono di privilegi che noi ci sognamo. I nostri alberghi tra Irap e Imu devono impegnare il 10% del fatturato prima ancora di aver fatto incassi, mentre i nostri vicini ci fanno concorrenza spietata approfittando dei finanziamenti pubblici che noi non possiamo avere». In effetti, basta vedere le differenze che ci sono tra le dirimpettaie Bibione e Lignano per capire a cosa si riferisce Michielli. Le spiagge friulane contano infatti su trasferimenti regionali milionari mentre i Comuni del Veneto si sono visti diminuire i trasferimenti statali anche del 30% rispetto al passato. Poco importa che, grazie all’Imu sulle seconde case e sulle attività produttive le località di mare abbiano incassato molto di più degli anni scorsi, il taglio dei finanziamenti statali è tale da compensare quasi del tutto i maggiori introiti. «Capisco le esigenze delle amministrazioni locali — continua Michielli — ma non si può gravare sul settore del turismo che è uno dei più importanti dell’economia veneta. Anche se si tratta di pochi euro al giorno (da 2 a 5) a persona, per una famiglia con tre figli che passa due settimane al mare la tassa di soggiorno diventa una maggiorazione di quasi duecento euro sul totale del prezzo».

Tantissimi, se si pensa che i concorrenti diretti delle spiagge venete non sono più solo i vicini di casa, ma anche le coste greche e quelle del Mar Rosso. Per una coppia di bolognesi o di bresciani, tanto per fare un esempio di città che hanno un piccolo aeroporto, un volo con una compagnia low cost a Santorini o a Sharm El Sheik non costa tanto di più di una macchinata fino a Jesolo. «C’è preoccupazione per questa campagna di promozione del Friuli Venezia Giulia — sottolinea Michielli — perché la percezione del turista è che qui si pagherà di più in un momento storicamente difficile». E allora serve un appello alla politica locale: «Non applicate le tasse di soggiorno o a rimetterci sarà l’intero comparto veneto e alla lunga anche gli stessi Comuni che di turismo vivono», conclude Michielli.

da corriere.it