Pesca sportiva : liberati esemplari di squalo palombo a Bibione

Squalo elefante, gigante buono che rischia di scomparire
È il pesce più grande del Mediterraneo, può superare i dieci metri di lunghezza e si nutre esclusivamente di plancton filtrato attraverso l’enorme bocca. E’ innocuo, non attacca l’uomo ma come molte altre specie dei nostri mari è temuto e cacciato. Le iniziative per proteggerlo non mancano

di PAOLA RICHARD

FACILE averne paura, meno facile ammirarli e, soprattutto, proteggerli. Sono gli squali dei nostri mari: perlopiù innocui per gli esseri umani. Viceversa temuti, sterminati per timore collettivo, pescati per intrattenimento o, nel peggiore dei casi, mutilati e rigettati vivi in mare. Tra loro anche lo squalo elefante, il pesce più grande del Mediterraneo, un gigante buono che può superare i dieci metri di lunghezza e si nutre esclusivamente di plancton filtrato attraverso l’enorme bocca. Tra il 2005 il 2010 in Sardegna ne sono stati avvistati ben 79 esemplari. Compaiono misteriosamente in inverno e in primavera senza sapere da dove provengono e dove sono diretti: non si conoscono ancora le rotte di migrazione di questi animali. Raro e dalla biologia ancora inesplorata, non si tratta dell’unico squalo in pericolo alle nostre latitudini.

Il 42% delle specie di squali e razze presenti in Mediterraneo è infatti minacciata o a rischio di estinzione, per questo inserita nella lista rossa dell’IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura. Sono animali troppo spesso considerati “nocivi”, ma la perdita dei predatori dei nostri mari si traduce in grandi squilibri e proliferare di specie non sempre desiderate come ad esempio le meduse.

Almeno due le iniziative in Italia per tutelare gli squali e le altre specie marine in pericolo come le razze e trigoni. Il progetto Life+ della Commissione Europea Sharklife 3 si batte su più fronti: da una parte la sperimentazione assieme all’associazione CTS (Centro turistico studentesco) e ai pescatori di AGCI-Agrital di un nuovo dispositivo elettronico applicato alle reti da posta in grado di rilevare il peso delle grandi prede intrappolate come squali, delfini e tartarughe e, quindi, trasmettere un segnale radio al personale del Parco della Maddalena in Sardegna. Dall’altra la salvaguardia di piccoli squali e razze oggetto di pesca sportiva. I nuovi regolamenti Fipsas prevedono da oggi la liberazione, dopo marcatura, degli esemplari catturati.

“Sono circa 125 le gare di pesca sportiva in Italia e coinvolgono oltre quattromila pescatori- spiega Simona Clò, biologa CTS e membro dello Shark Specialist Group Mediterraneo della IUCN- In soli due giorni di gara nel luglio scorso a Bibione in Adriatico il nuovo regolamento ha consentito di liberare in mare una trentina di esemplari di palombo, dopo aver applicato sulla pinna dorsale un tag colorato. Marcare gli animali ci consente di capirne gli spostamenti in caso di ricattura. In questo caso gli esemplari erano molto piccoli, di circa 30 centimetri, fatto che ci spinge a ipotizzare una zona di forte riproduzione in questo tratto di mare”.

Il palombo è una delle specie di squalo più conosciute e commercializzate, per questo in pericolo. Non raggiunge il metro di lunghezza e come molti suoi simili ha una riproduzione molto lenta: partorisce da 4 a 15 piccoli dopo un periodo di gestazione di circa 10 mesi.

Anche i pescatori professionali hanno aderito all’iniziativa utilizzando nuovi ami circolari per la cattura di pescespada, al posto dei tradizionali a forma di uncino. “Un sistema già sperimentato per tutelare le tartarughe marine, che consente di ridurre del 20% la cattura ad esempio di trigoni viola, bellissimi pesci dallo scheletro cartilagineo che non hanno valore commerciale”, aggiunge Simona Clò.

C’è anche una seconda iniziativa mirata a proteggere i giganti dei nostri mari: l’Operazione squalo elefante 4 è portata avanti da MedSharks con la Fondazione Principe Alberto II di Monaco. Il progetto raccoglie gli avvistamenti a livello nazionale e nel tardo inverno-primavera segue gli animali in Sardegna per marcarli e scoprirne i misteriosi spostamenti in Mediterraneo. “Che siano capaci di lunghe migrazioni è ormai chiaro- si legge sul blog del progetto- l’ultima prova è arrivata lo scorso mese dalle Hawaii, dove è riapparso un cetorino marcato otto mesi prima a 4000 chilometri di distanza a San Diego, California”.

Il Mediterraneo ospita 80 specie di squali e razze. Quasi la metà è oggi in grave pericolo: mante, trigoni, smeriglio, squalo angelo, volpe, martello, elefante, mako e verdesca sono tra le principali vittime. Alcune popolazioni si sono ridotte addirittura del 97-98%, stroncate sistematicamente da reti da pesca, palangari e gare di pesca sportive, mentre riguardo al 26% dei pesci cartilaginei presenti nei nostri mari non esistono dati sufficienti per stabilirne lo stato di conservazione.

da REPUBBLICA.IT