Referendum per il Friuli : le firme di San Michele al Tagliamento

San Michele al Tagliamento torna a guardare al Friuli
Il comitato ha raccolto 1.300 firme per l’indizione di un nuovo referendum. Si punta ad abbinare la consultazione alle europee per favorire il quorum

di Rosario Padovano

Bibione referendum FriuliVoglia di Friuli, voglia di referendum. Tornano le spinte secessioniste a San Michele al Tagliamento. Il comitato Pro Friuli ha infatti informato di avere raccolto ben 1.300 firme (ne sarebbero state sufficienti di meno) per l’istituzione della consultazione, il 10% circa dell’intera popolazione del Comune veneziano. Quindi il consiglio comunale ha approvato la presa d’atto, dando il via libera al referendum.

Si dice che comunque la giunta sia orientata su una posizione diversa rispetto ai comitati referendari. Sono in ballo, infatti, almeno 3 milioni di finanziamenti regionali per il ripascimento e la promozione turistica della prossima estate, senza dimenticare il cambio di tendenza della Regione Veneto su Bibione, località ritenuta strategica per il turismo.

Gli organizzatori che porteranno le firme a Roma stanno però lavorando ogni giorno per fare in modo che il referendum separatista venga fissato in concomitanza con le prossime elezioni europee, quindi nell’ultima settimana di maggio. Sarebbe un successo, poichè in caso di election day, sperano dal comitato, potrebbe risultare decisivo il quorum di sì. Infatti, rispetto ad altri quesiti referendari, per il cambio di Regione, occorre che i sì per il cambio di Regione siano il 50% più 1 tra gli elettori aventi diritto al voto. Negli altri referendum basta il semplice quorum sui votanti, non sul voto. Per cui votando assieme alle europee la percentuale di votanti potrebbe essere alta, sebbene esista il pericolo che il referendum possa essere affossato dalla spinta astensionistica degli ultimi anni.

A giudicare dalle firme raccolte sembra tuttavia che una larga fetta della popolazione voglia partecipare ed esprimersi sul possibile cambio di regione. Non sembrano esserci, rispetto al precedente del 2005 (quando fu quello di San Michele il primo referendum in Italia per queste richieste), motivi legati ai vantaggi della specialità del Friuli Venezia Giulia. Quanto, piuttosto, motivi di appartenenza linguistica, di tradizioni, di appartenenza alla storica “Patrie dal Friûl”. A San Michele la parlata è molto simile al friulano che si parla nella Bassa, oppure nella vicina Concordia Sagittaria (da cui ebbe origine il friulano concordiese, che si parla nel Sanvitese).

I leader del secessionismo sono bipartisan. Su tutti spicca il nome dell’ex sindaco Sergio Bornancin, che lavora a Lignano: prima vicino ai Ds, poi passato al Pdl, fu candidato in Fvg alle politiche 2013 al Senato per Intesa Popolare. E a capo del comitato c’è Francesco Frattolin, mentre tra gli attivisti più accesi c’è l’ex consigliere comunale Edi Terrida.

Esiste poi un sito nel quale non mancano le sorprese. Tra gli enti non direttamente interessati al cambio, ma che sostengono la libertà di ottenerlo, ci sono i Comuni di Varmo e di Pordenone, le Province di Pordenone e di Udine. Tra le personalità influenti, elenco aggiornato sempre al 2012, ci sono anche Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, e il professor Stefano Miani, dell’Università friulana.

da messaggeroveneto.gelocal.it