Bibione soccorso capriolo ferito

Capriolo ferito soccorso dalla polizia
L’animale è stato salvato a Bibione grazie alla segnalazione di un cacciatore. E’ stato curato dall’Associazione Naturalistica Sandonatese di Eraclea

La polizia provinciale di Venezia domenica ha salvato un esemplare di giovane capriolo in evidente difficoltà a Bibione. L’intervento è stato possibile grazie a una segnalazione di un cacciatore che aveva comunicato la presenza di un animale ferito, che si trovava accovacciato e con una visibile anomalia all’occhio destro. Gli agenti, portatisi immediatamente sul luogo, vista la reattività del capriolo hanno richiesto l’intervento di un veterinario, che ha provveduto a calmare l’animale con un rilassante antichoc e a iniettare un antibiotico per l’infezione all’occhio.

L’animale è stato poi trasportato nella fattoria dell’Associazione Naturalistica Sandonatese a Eraclea che ha curato l’animale. Il capriolo è stato sottoposto a un esame con un metaldetector per scongiurare la presenza di piombo, in quanto la ferita pareva essere stata conseguenza di fucilata.

L’assessore alla Polizia provinciale, Giuseppe Canali, ha espresso la sua soddisfazione per l’intervento: «Desidero ringraziare per il lodevole comportamento il cacciatore che ha segnalato la presenza del capriolo ferito. Ha così dimostrato ancora una volta che chi caccia spesso ha un’etica di rispetto verso la fauna e l’ambiente naturale, contribuendo alle cure del giovane capriolo ferito. Un plauso anche agli agenti che sono intervenuti prontamente nel recupero dell’animale».

da corriere.it

Pesca sportiva : liberati esemplari di squalo palombo a Bibione

Squalo elefante, gigante buono che rischia di scomparire
È il pesce più grande del Mediterraneo, può superare i dieci metri di lunghezza e si nutre esclusivamente di plancton filtrato attraverso l’enorme bocca. E’ innocuo, non attacca l’uomo ma come molte altre specie dei nostri mari è temuto e cacciato. Le iniziative per proteggerlo non mancano

di PAOLA RICHARD

FACILE averne paura, meno facile ammirarli e, soprattutto, proteggerli. Sono gli squali dei nostri mari: perlopiù innocui per gli esseri umani. Viceversa temuti, sterminati per timore collettivo, pescati per intrattenimento o, nel peggiore dei casi, mutilati e rigettati vivi in mare. Tra loro anche lo squalo elefante, il pesce più grande del Mediterraneo, un gigante buono che può superare i dieci metri di lunghezza e si nutre esclusivamente di plancton filtrato attraverso l’enorme bocca. Tra il 2005 il 2010 in Sardegna ne sono stati avvistati ben 79 esemplari. Compaiono misteriosamente in inverno e in primavera senza sapere da dove provengono e dove sono diretti: non si conoscono ancora le rotte di migrazione di questi animali. Raro e dalla biologia ancora inesplorata, non si tratta dell’unico squalo in pericolo alle nostre latitudini.

Il 42% delle specie di squali e razze presenti in Mediterraneo è infatti minacciata o a rischio di estinzione, per questo inserita nella lista rossa dell’IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura. Sono animali troppo spesso considerati “nocivi”, ma la perdita dei predatori dei nostri mari si traduce in grandi squilibri e proliferare di specie non sempre desiderate come ad esempio le meduse.

Almeno due le iniziative in Italia per tutelare gli squali e le altre specie marine in pericolo come le razze e trigoni. Il progetto Life+ della Commissione Europea Sharklife 3 si batte su più fronti: da una parte la sperimentazione assieme all’associazione CTS (Centro turistico studentesco) e ai pescatori di AGCI-Agrital di un nuovo dispositivo elettronico applicato alle reti da posta in grado di rilevare il peso delle grandi prede intrappolate come squali, delfini e tartarughe e, quindi, trasmettere un segnale radio al personale del Parco della Maddalena in Sardegna. Dall’altra la salvaguardia di piccoli squali e razze oggetto di pesca sportiva. I nuovi regolamenti Fipsas prevedono da oggi la liberazione, dopo marcatura, degli esemplari catturati.

“Sono circa 125 le gare di pesca sportiva in Italia e coinvolgono oltre quattromila pescatori- spiega Simona Clò, biologa CTS e membro dello Shark Specialist Group Mediterraneo della IUCN- In soli due giorni di gara nel luglio scorso a Bibione in Adriatico il nuovo regolamento ha consentito di liberare in mare una trentina di esemplari di palombo, dopo aver applicato sulla pinna dorsale un tag colorato. Marcare gli animali ci consente di capirne gli spostamenti in caso di ricattura. In questo caso gli esemplari erano molto piccoli, di circa 30 centimetri, fatto che ci spinge a ipotizzare una zona di forte riproduzione in questo tratto di mare”.

Il palombo è una delle specie di squalo più conosciute e commercializzate, per questo in pericolo. Non raggiunge il metro di lunghezza e come molti suoi simili ha una riproduzione molto lenta: partorisce da 4 a 15 piccoli dopo un periodo di gestazione di circa 10 mesi.

Anche i pescatori professionali hanno aderito all’iniziativa utilizzando nuovi ami circolari per la cattura di pescespada, al posto dei tradizionali a forma di uncino. “Un sistema già sperimentato per tutelare le tartarughe marine, che consente di ridurre del 20% la cattura ad esempio di trigoni viola, bellissimi pesci dallo scheletro cartilagineo che non hanno valore commerciale”, aggiunge Simona Clò.

C’è anche una seconda iniziativa mirata a proteggere i giganti dei nostri mari: l’Operazione squalo elefante 4 è portata avanti da MedSharks con la Fondazione Principe Alberto II di Monaco. Il progetto raccoglie gli avvistamenti a livello nazionale e nel tardo inverno-primavera segue gli animali in Sardegna per marcarli e scoprirne i misteriosi spostamenti in Mediterraneo. “Che siano capaci di lunghe migrazioni è ormai chiaro- si legge sul blog del progetto- l’ultima prova è arrivata lo scorso mese dalle Hawaii, dove è riapparso un cetorino marcato otto mesi prima a 4000 chilometri di distanza a San Diego, California”.

Il Mediterraneo ospita 80 specie di squali e razze. Quasi la metà è oggi in grave pericolo: mante, trigoni, smeriglio, squalo angelo, volpe, martello, elefante, mako e verdesca sono tra le principali vittime. Alcune popolazioni si sono ridotte addirittura del 97-98%, stroncate sistematicamente da reti da pesca, palangari e gare di pesca sportive, mentre riguardo al 26% dei pesci cartilaginei presenti nei nostri mari non esistono dati sufficienti per stabilirne lo stato di conservazione.

da REPUBBLICA.IT

Spa Bibione Terme

Bibione Thermae

Giovanni De Negri   

Da aprile di quest’anno l’area wellness delle terme della nota località turistico balneare di Bibione si è ulteriormente arricchita con l’innovativa Spa.

In primis la scelta di Bibione Terme S.p.A. di destinare le diverse aree dello stabilimento termale a funzioni specifiche: il corpo centrale della struttura (l’ex-colonia) è ora il luogo dedicato ai reparti curativi, alla fangobalneoterapia, alle inalazioni, alla fisioterapia, mentre l’edificio fronte-mare, con il parco delle piscine coperte e all’aperto, l’area benessere e la nuovissima Spa è ora destinato alle attività del wellness.

E poi l’impiego di una tecnologia avanzata per quanto concerne strutture e impiantistica, con largo impiego della domotica; il nuovo concetto dell’unicità della clientela, rispettando le esigenze di ogni decisione personale per spazi e trattamenti, e infine le recenti linee (acqua, tecnica e natura) di prodotti studiati appositamente per l’ambiente termale. Le variazioni della musica, l’aromaterapia e l’evoluzione cromatica, il microclima su misura, daranno a ciascuno la garanzia di essere trattato in modo esclusivo e speciale.

La cura degli aspetti più inediti e innovativi saranno dunque il fiore all’occhiello della Spa del Bibione Thermae, insieme al moderno reparto wellness dedicato ai più piccoli.

da ILPUNTONTC.COM

Caorle e Bibione restano con Venezia

Caorle e Bibione, assenso forzato
San Michele non esclude di passare poi al Friuli. Striuli: sì, ma non ci convince

Caorle e Bibione restano con Venezia, ma vorrebbero tanto andare altrove. Lunedì sera è terminata con un “sì” alla Città metropolitana per nulla convincente l’assemblea del consiglio comunale di Caorle tenutasi lunedì. In mancanza di alternative, tutti d’accordo sul non essere d’accordo.

Sotto accusa la «mancata previsione di un referendum» che permette ai caorlotti di esprimersi. A far discutere ancor di più è la discriminazione tra Comuni che possono deliberare di transitare ad altra Provincia per continuità territoriale e chi, come Caorle, non lo può fare perché confina con province di altre regioni. Alla luce di questo, Caorle non ha scelta. «Diciamo sì a un ente che non esiste» concludono i consiglieri «chiediamo che almeno, in sede di formulazione dello Statuto, venga valorizzato il ruolo di Caorle e del Veneto orientale».

Anche a San Michele il pensiero dominante è «sì, no, nì: intanto entriamo, visto che non si può andare altrove, partecipiamo alla costituente, poi, in base allo statuto, si vedrà. Quattro gli ordini del giorno presentati in Consiglio. Quello della lista Idea Comune del sindaco Pasqualino Codognotto ha ottenuto 12 voti a favore e tre contrari. Ma quella approvata, più che una delibera, sembra essere una presa d’atto dell’istituzione per legge della Città metropolitana. «Non ho dimenticato» ha detto il sindaco Codognotto «che il cuore di molti batte per il Friuli e nella delibera ho assicurato l’impegno di questa amministrazione affinchè i cittadini possano esprimersi sul passaggio alla vicina regione friulana alla quale siamo legati da tradizioni e comuni interessi».

Sarà lo stesso consiglio comunale che dovrà decidere se aderire o meno alla Città metropolitana, tenuto conto dell’evolversi della situazione ed in particolare dei contenuti dello statuto che dovranno garantire la massima tutela della storia, della specificità e degli interessi del Veneto orientale e di San Michele in particolare.

Gemma Canzoneri e Gian Piero del Gallo

da NUOVAVENEZIA.GELOCAL.IT

Le offerte turistiche di Bibione

Spiagge Venete: Bibione e le sue offerte turistiche

La stagione estiva è preticamente finita, eppure le belle giornate invitano ancora a passeggiare sulla spiaggia e magari a farsi trimidamente qualche ultimo bagno nel mare italiano. Il Veneto è una regione ospitale e anche in questo inizio d’autunno offre ai turisti occasioni di svago e di relax sulle sue spiagge.

Ad esempio si può fare una salutare passeggiata sugli immensi arenili, e prendere il sole a bordo delle piscine all’aperto delle Terme di Bibione, dove l’acqua ipertermale raggiunge i 33-34°C e permette alla muscolatura di rilassarsi. Gli ospiti possono seguire corsi di stretching, acquagym o approfittare dell’area wellness con hammam, saune e un nuovo spazio consacrato all’haloterapia.

Si tratta di una sala, con le pareti ricoperte di sale dell’Himalaya, in cui respirare in un microclima puro con effetti purificanti su tutto l’organismo. Ci si ritempra anche facendo jogging sulla lunga spiaggia del paese che ha ricevuto la Bandiera Blu per la purezza delle sue acque.

Tra le zone più belle, spicca il Lido dei Pini, un’area che si è riconvertita al turismo eco-compatibile. Si trova nei pressi della foce del fiume Tagliamento, protetta dalla maestosa pineta che da il nome alla località. La zona si può esplorare anche a piedi o in bicicletta, attraverso sentieri nella macchia mediterranea che portano alla scoperta dei casoni, le abitazioni rustiche un tempo dimora dei pescatori, oppure al faro, costruito agli inizi del ’900.

Un’altra bella escursione ecologica è quella che porta in barca fino a Caorle. Si naviga tra canali e natura incontaminata, nelle valli da pesca care allo scrittore Ernest Hemingway, affascinato dalla silenziosità e dalla bellezza del luogo. Il Veneto dunque è sempre pronto ad accogliere i turisti e i gitanti della domenica anche in bassa stagione, con offerte e servizi alla portata di tutti, e non è male di questi tempi.

da ILCOMUNEINFORMA.IT